Carlo Finelli

La formazione

Carlo Finelli nacque a Carrara il 4 aprile del 1782, da Vitale e Maria Antonia Silici. L'artista proveniva da una famiglia di scultori di lunga tradizione: tra i suoi antenati Carlo poteva vantare Giuliano Finelli (1601 - 1653), importante scultore barocco, prima collaboratore di Gian Lorenzo Bernini e poi attivo in proprio a Roma e a Napoli. Lo stesso Vitale Finelli svolgeva la professione di scultore e nel 1769 fu nominato professore di scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara, nata proprio in quell'anno. Anche il fratello maggiore Pietro era scultore, e la sua figura fu determinante per il giovane Carlo.

Benché l'artista fosse stato avviato a studi letterari, coltivò fin da subito la passione per l'arte, tanto che abbandonò presto la prima carriera per seguire la tradizione familiare. Carlo mosse i primi passi in ambiente locale, ma nel 1800, all'età di diciotto anni, raggiunse il fratello a Roma: Pietro aveva uno studio di scultura nella città ma soprattutto aveva importanti conoscenze ed era aggiornato sugli ultimi sviluppi dell'arte, che all'epoca vedeva giganteggiare la figura di Antonio Canova (1757 - 1822), massimo esponente dell'arte neoclassica. E proprio grazie a Pietro, Carlo conobbe di persona non soltanto Antonio Canova, ma anche Vincenzo Camuccini (1771 - 1844), uno dei più importanti pittori neoclassici. Ben presto Carlo cominciò a frequentare l'atelier di Canova, traendo dal maestro veneto importanti studi per la propria arte.

Il giovane ebbe una dimostrazione della limitatezza dell'ambiente carrarese nel 1803, quando inviò nella città natale una copia in terracotta della famosa Ebe di Antonio Canova, lodata dal maestro stesso. Come si evince da una lettera scritta al padre la vigilia di Natale del 1803, i carraresi disprezzarono la sua opera, ma ciò non gli dispiacque, perché l'artista comprendeva i limiti dei suoi concittadini, presso i quali le novità dei nuovi linguaggi artistici non avevano ancora fatto presa. Con il passare del tempo, Antonio Canova fu più di un punto di riferimento per Carlo Finelli: diventò quasi una guida, un amico che dispensava al giovane carrarese i propri consigli, tanto che Carlo ammise, in una lettera del 1810, di non fare nulla "senza interpellare i suoi cari consigli".

Sempre nel 1803, Carlo si trasferì a Firenze per partecipare a un concorso indetto dall'Accademia di Belle Arti fiorentina: lo scultore realizzò un bassorilievo avente per tema Samuele che unge re Saul. L'opera gli consentì di ottenere la vittoria, che consisteva in una specie di "soggiorno-premio" a Firenze, che gli garantiva anche l'accesso a tutte le gallerie della città. Così a Firenze Carlo ebbe l'opportunità di cogliere importanti suggestioni per la sua arte e per la propria crescita culturale: il giovane ebbe modo di vedere da vicino e di studiare non solo le opere dei più importanti scultori di epoche passate (da Michelangelo a Giambologna, da Baccio Bandinelli a Benvenuto Cellini), ma anche alcune importanti opere classiche che si trovavano nelle collezioni dei Medici, come la Venere de' Medici o la Venere vincitrice o ancora la Venere celeste. Intanto lo scultore era riuscito anche a farsi apprezzare dagli accademici fiorentini.

Carlo Finelli | Prosegui la lettura

Busto di donna velata
1850, Marmo, h. 60 cm
Bologna, Biblioteca dell'Archiginnasio

Carlo Finelli Corpus

Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara

Losna - Soluzioni per il web

Informatica Umanistica, Università di Pisa


XHTML valido!

CSS valido!



Dichiarazione
di accessibilità