Carlo Finelli

Gli studi a Roma e le prime importanti esperienze

Tornato da Firenze nel 1805, Carlo partecipò al concorso per il Premio per il Pensionato in Roma dell'Accademia di Brera, indetto dal segretario Giuseppe Bossi nel 1804 dopo che fu sospeso per sette anni: il Pensionato in Roma era una specie di borsa di studio che l'Accademia rilasciava agli studenti meritevoli, in modo tale che potessero soggiornare a Roma per studiare e per aggiornarsi. Alla fine di ognuno dei quattro anni del Pensionato, gli studenti dovevano inviare a Milano dei saggi per dimostrare i loro progressi. Finelli vince il concorso per il Pensionato presentando una Apoteosi di Vittorio Alfieri, purtroppo andata perduta: la commissione apprezzò molto l'opera del carrarese e la ritenne superiore a quella degli altri artisti che aspiravano a vincere la borsa di studio. Carlo Finelli inoltre poteva contare sull'appoggio di Antonio Canova e di Vincenzo Camuccini, che inviarono all'Accademia di Brera dei "recapiti" in suo favore, ovvero lettere di presentazione che gli artisti inviavano per raccomandare gli aspiranti allievi dell'Accademia. Anche grazie alla vittoria, Carlo Finelli si fece notare tanto che l'allora Ministro degli Interni del Regno d'Italia, Ludovico di Breme (padre del famoso scrittore romantico ideatore del Conciliatore) gli commissionò la realizzazione di un Busto di Napoleone, oggi perduto.

Giunto a Roma nel febbraio del 1807, Carlo Finelli continuò da una parte a frequentare l'atelier di Canova, e dall'altra a studiare le statue antiche presenti nell'Urbe. Il primo anno del Pensionato però non si concluse in modo felice: la sua opera Cadmo che uccide il serpente, inviata a Milano per il saggio di fine anno, non riscosse i pareri favorevoli della commissione, anche se la tenacia e l'orgoglio del giovane artista gli permisero di non perdersi d'animo, tanto che fin da subito Carlo espresse la sua volontà di rimettersi presto a studiare per migliorare i suoi risultati. L'anno seguente fu infatti quello del riscatto: l'opera Ulisse riconduce Astinome a Crise, realizzata sulla base degli stilemi canoviani, riuscì a riscontrare apprezzamento da parte della commissione esaminatrice. Per il saggio finale del terzo anno invece lo scultore realizzò un ritratto di Tiziano. Infine, l'artista dimostrò di aver raggiunto piena maturità artistica con il saggio finale del suo Pensionato: l'opera, Napoleone che distribuisce corone d'alloro alle Arti, benché giunta in ritardo alla commissione, come si evince dai carteggi, dimostra come l'artista avesse ormai grande padronanza dei propri mezzi.

Il 1810 vide Carlo Finelli partecipare all'importante "Concorso Balestra", riservato a giovani pittori e scultori. L'edizione del 1810 fu vinta, nella sezione scultura, proprio dall'artista carrarese, che acquistò così una certa fama anche a Roma. Intanto, nel 1812 moriva Pietro Finelli, e Carlo ne ereditò lo studio, diventando così uno dei principali artisti della scena romana. La reputazione di cui ormai poteva godere era tale che lo scultore fu coinvolto nei preparativi per l'arrivo di Napoleone a Roma: l'imperatore aveva infatti annunciato una sua visita nel 1811, così gli amministratori francesi della città si organizzarono per poterlo accogliere al meglio con grandi celebrazioni e fastose opere d'arte. Il luogo deputato a ricevere Napoleone doveva essere l'odierno Palazzo del Quirinale, che prima dell'arrivo dei francesi era una residenza papale (il papa, arrestato dai francesi nel 1809, si trovava all'epoca a Savona: fu poi condotto nel 1812 a Fontainebleau e tornò definitivamente a Roma nel 1814, a seguito delle vicende politiche che seguirono la battaglia di Lipsia).

Il programma iconografico della decorazione del Palazzo del Quirinale prevedeva l'esaltazione delle gesta di Napoleone, anche attraverso esempi tratti dal repertorio classico: a Carlo Finelli fu affidato il fregio in bassorilievo avente per tema Il trionfo di Giulio Cesare. Per realizzarlo, lo scultore carrarese si ispirò a modelli che poteva vedere da vicino, come la colonna Traiana o gli archi di trionfo romani. E in più, poteva contare sulla vicinanza del "Patriarca dei Bassorilievi", come ebbero a definirlo i romani, ovvero il danese Berthel Thorvaldsen (1770 - 1844), grande rivale di Antonio Canova (anche se il confronto tra i due fu sempre basato sulla stima e sul rispetto reciproco).

A causa delle sue traversie in campo internazionale, Napoleone non giunse mai a Roma, e il ritorno di Pio VII fu l'occasione per poter ideare nuove celebrazioni. Tra queste iniziative figurava l'allestimento di una galleria di busti di italiani illustri, che avrebbe dovuto essere collocata nel Pantheon e alla realizzazione della quale avrebbero partecipato tutti gli artisti più in vista del tempo. La direzione dei lavori fu affidata ad Antonio Canova, che scelse di far realizzare le opere ai giovani scultori più meritevoli. I busti, inizialmente posti all'interno del Pantheon, furono trasferiti nel 1820 all'interno del Palazzo del Campidoglio, dove oggi decorano la Protomoteca (galleria di ritratti). Carlo Finelli realizzò nel 1814 i busti di Lorenzo Ghiberti e di Masaccio, mentre nel 1815 eseguì quelli di Francesco Petrarca e Ludovico Ariosto.

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Amore che tormenta l'anima
1822, Marmo, h. 127 cm
Bakewell, collezioni del Duca del Devonshire

Carlo Finelli Corpus

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Losna - Soluzioni per il web

Informatica Umanistica, Università di Pisa


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