Carlo Finelli

La maturità e le committenze internazionali

A partire dalla seconda metà degli anni Dieci dell'Ottocento, Carlo Finelli poteva essere considerato tra gli artisti di spicco: quindi per lui, oltre alle commissioni pubbliche, cominciarono anche ad arrivare prestigiose commissioni private. Uno dei suoi primi "mecenati" fu Andriy Kyrylovych Razumosvky (1752 - 1836), diplomatico russo, che svolgeva l'incarico di ambasciatore dello Zar presso la corte degli Asburgo a Vienna. Grande amante non solo dell'arte e della musica (fu anche amico di Beethoven, nel momento in cui l'artista soggiornò a Vienna), aveva cominciato a stringere rapporti con Carlo Finelli fin dal 1804, anno in cui il conte russo gli commissionò la realizzazione di una Giunone con Marte bambino, oggi perduta, e due bassorilievi. Oltre a Razumovsky, Finelli ebbe un altro committente russo di grande spessore: Nikolay Nikitych Demidov (1773 - 1828), ambasciatore dello Zar a Firenze.

È lecito pensare che Demidov abbia conosciuto Finelli tramite Canova: una delle prime committenze che il principe russo assegnò a Carlo Finelli fu l'opera che è forse la più nota all'interno della produzione del carrarese, ovvero il gruppo delle Ore danzanti, realizzato nel 1824. Oltre a essere un'opera di grande pregio, elegante e originale, è importante anche da un punto di vista stilistico, perché le Ore danzanti segnano il distacco di Carlo Finelli dall'arte canoviana. Le differenze tra il carrarese e il veneto sono evidenti, fin dalla scelta del tema: si tratta di un tema inusuale (le tre Ore nella mitologia greca rappresentavano le stagioni), con il quale l'artista voleva affermare la propria indipendenza nei confronti del suo mentore. Finelli decide di nascondere in parte la sensualità ispirata dalle Grazie di Antonio Canova, opera con la quale si può instaurare un paragone, per proporre tre figure velate in modo raffinato e leggiadro e connotate da espressioni candide e innocenti. Il risultato finale è originale, così come originale è un'altra opera eseguita in quel periodo: Amore che tormenta l'anima, del 1822. L'opera era stata commissionata da Sir William Spencer Cavendish, duca del Devonshire, importante politico inglese amante dell'arte (aveva acquistato alcune sculture anche da Antonio Canova). Carlo Finelli propone una interessante allegoria: l'Amore è rappresentato come da classica iconografia (ma la sua posa non ha precedenti), e tra le sue mani reca una farfalla, che simboleggia l'anima tormentata.

L'Amore è anche il soggetto di un'opera eseguita intorno al 1830 per un non meglio identificato committente inglese, ma il successo riscosso dalla scultura fece sì che ne venissero eseguite altre copie: si tratta di Amore sdegnato con Psiche, oggi conservata a Las Vegas in una collezione privata dopo essere stata venduta da Sotheby's nel 1993. La favola di Amore e Psiche era uno dei temi più in voga nell'arte del tempo (si pensi soltanto al celeberrimo gruppo canoviano), ma Finelli decide di trattarlo in modo insolito, proponendo un momento della storia di cui non viene fatto accenno nei testi letterari classici che riportano la storia (l'Asino d'oro di Apuleio e le Metamorfosi di Ovidio): è l'attimo in cui Amore allontana Psiche che lo vorrebbe stringere a sé. Anche questa è un'opera che segna il definitivo distacco dall'arte Canova, nei confronti della quale Finelli cerca sempre più di ottenere la totale indipendenza.

All'inizio degli anni Trenta, lo scultore iniziò anche a ricevere alcune committenze sacre. Una di queste è il fregio con le Storie della Vergine per la Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino: Finelli eseguì i disegni, trasformati poi in marmo da una società di scultori milanesi. Nel 1836 poi il carrarese eseguì il monumentale San Matteo per la chiesa di San Francesco di Paola a Napoli: la statua fu commissionata da Ferdinando II di Borbone.

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Tiziano
1809, Marmo, h. 60 x 33 x 30 cm
Milano, Galleria di Arte Moderna

Carlo Finelli Corpus

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