Carlo Finelli

Gli ultimi anni

A seguito della scomparsa di Antonio Canova nel 1822 e della definitiva partenza di Thorvaldsen per la Danimarca nel 1841, a Roma venivano a mancare i due principali scultori di riferimento. Il loro testimone fu raccolto da Carlo Finelli e da un altro carrarese, Pietro Tenerani (1789 - 1869): questi dapprima studiò l'arte di Canova, ma in seguito diventò allievo e collaboratore di Bertel Thorvaldsen, di cui diventò il principale continuatore.

Tra Finelli e Tenerani non correva buon sangue, benché ambedue fossero carraresi attivi a Roma, e la stessa provenienza avrebbe dovuto favorire il loro avvicinamento: in realtà non fu mai così, e i due furono sempre rivali. I dissapori erano iniziati fin dagli anni Venti e i due continuarono a sfidarsi per lungo tempo: un esempio è dato proprio dalle statue realizzate per la chiesa di San Francesco di Paola a Napoli, ovvero il San Matteo di Finelli e il San Giovanni Evangelista di Tenerani. Lo scontro tra i due si fece più intenso durante gli anni Quaranta, quando Carlo Finelli ottenne, presso l'Accademia di San Luca, la cattedra di scultura lasciata da Thorvaldsen, che stava per tornare in patria. Anche Tenerani teneva una cattedra di scultura, ottenuta però nel 1833: quindi il ruolo di Tenerani, a causa della sua anzianità di servizio, era più importante. Finelli invece sosteneva che la precedenza toccasse a lui, in quanto erede del posto di Thorvaldsen (e quindi erede anche dei suoi privilegi). Il conflitto tra i due fu risolto nel 1845, quando il Cardinale Camerlengo sentenziò la parità di ruolo tra i due ma assegnò la precedenza a Tenerani per la sua anzianità: Finelli non accettò questa decisione e rassegnò pertanto le sue dimissioni.

Durante gli ultimi anni della sua carriera, Finelli lavorò quasi esclusivamente a opere di soggetto sacro, e iniziò anche a cimentarsi nel campo dei monumenti funebri. Tra le opere da segnalare c'è il San Michele arcangelo che sconfigge Satana, opera realizzata nei primi anni Quaranta e conservata nella Basilica di Superga: è anche una delle sole due opere delle quali sopravvive il gesso (l'altra è Le Ore danzanti). Il gruppo, dopo alterne vicende, fu consegnato nel 1844 a Carlo Alberto di Savoia. Nel 1842, Carlo Finelli eseguì il San Maurizio per il grandioso Duomo di Porto San Maurizio: l'edificio sacro era stato da poco terminato (la costruzione iniziò nel 1781 e finì nel 1828) e nel 1837 la Fabbriceria iniziò ad assegnare le committenze per la decorazione interna. La scelta di conferire a Finelli l'incarico di eseguire la statua del santo titolare, da collocare presso l'altare maggiore, fu dettata anche dai buoni rapporti che lo scultore aveva con i Savoia (Porto Maurizio faceva parte del Regno di Sardegna), per i quali aveva già avuto occasione di lavorare (per i fregi della chiesa della Gran Madre di Dio e per il San Michele Arcangelo). Importante è anche il monumento a Raffaello che Carlo Finelli eseguì nel 1847 per il Duomo di Urbino.

Per quanto riguarda i monumenti funebri, lo scultore realizzò nel 1841 quello per Maria Gerolama Sampieri, nobildonna bolognese cugina di Antonio Bentivoglio, committente dell'opera, quindi nel 1851 quello per il conte ferrarese Guelfo Trotti Estense Mosti, conservato nel cimitero della Certosa di Ferrara (presso la quale lavorarono molti degli artisti più importanti del tempo, come Pietro Tenerani, Adamo Tadolini, Rinaldo Rinaldi e altri) e infine, nel 1853, quello per il vicentino Giacomo Milan Massari. L'opera, l'ultima della carriera di Carlo Finelli, è importante perché giunge ad alti vertici di intensità emotiva: la preghiera del letterato vicentino, inginocchiato di fronte alla Madonna col Bambino, dimostra tutta la riflessione dell'artista sul tema della fede, una riflessione particolarmente sentita perché l'artista era ormai giunto al termine della sua esistenza. Carlo Finelli scomparve infatti proprio nel 1853, e la realizzazione del suo monumento funebre fu affidata a Rinaldo Rinaldi, che lo completò nel 1857. Lo scultore riposa nella chiesa romana di San Bernardo alle Terme. Nel suo testamento aveva espressamente dichiarato che l'esecutore avrebbe dovuto distruggere tutti i gessi delle sue opere, tranne due, gli unici che, come detto poco sopra, sopravvivono: il San Michele che sconfigge Satana e le Ore danzanti, ambedue attualmente conservati presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara.

Sezione precedente | Carlo Finelli

Amore sdegnato con Psiche
1830, Marmo, h. 137 cm
Las Vegas, collezione privata

Carlo Finelli Corpus

Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara

Losna - Soluzioni per il web

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