Data: Assente

Destinatario: Giuseppe Zanoia

Luogo di conservazione: Milano, Archivio dell'Accademia di Brera


Testo

Astimone ricondotto a Crise da Ulisse per ordine di Agamennone è il soggetto di questo bassorilievo. Non mi resterò nella spiegazione di un fatto cognito abbastanza dal secondo libro dell'Iliade e dal secondo di Ditti Cretese. Farò osservare solamente che il momento della scena è appunto quello in cui presso l'altare di Apollo la schiava illustre torna libera tra le braccia del vecchio padre sacerdote di quel dio nemico allora dei greci.
Per questo ho fatto si che Crise tendesse le bracci avide alla figlia e che Ulisse nell'atto di consegnarlela sembra di persuaderlo a placare l'ira del dio per essa in mossa contro il campo greco, per conformarmi al tempo di Omero (Il. 1 o 4, verso 441). I giovani scelti da Agamennone ad accompagnare Ulisse e la sacra ecatombe inviata in Crisa in espiazione del morbo pestifero, ho pensato che fosse abbastanza espressa in quei due giovani che conducono il bue e i vasi destinati al sacrifizio. Ho pensato dopo l'ara e il sacerdote il simulacro Apollo Sminteo, potente in Crisa, Cilla e in Tenedo, per indicare il tempio di questo dio, e l'ho rappresentato in forma di erme per indicare l'epoca remota di questo fatto. Mentre che abbiamo da tutti gli scrittori antichi e moderni i quali all'epoca prima della scultura pensarono che le prime statue sacre non furono che sassi informi che quindi ad innalzare delle teste su pietre rettangolari, e che a Dedalo riserbasi la gloria di staccarne le braccia e definirne i piedi. E quantunque l'età di Dedalo non sia abbastanza conosciuta ho creduto potersi meglio convenire a tempi troiani quelli anteriori non rozza ma anche non perfezionato per conformarmi all'opinione generale che la scultura dopo l'istituzione delle Olimpiadi riconosca la sua origine. Il sorcio ai piedi è attributo particolare di Apollo Sminteo e abbiamo da Pausania che in Tenedo la statua di questo dio lavorata da Scopa ne avea uno ai piedi. Se ne volesse la ragione potrebbesi ritrovare in Eliano Heyt. Animal Lib. XII capitolo V e in Stabone lib. XIII. Questo è il momento del soggetto se sia riuscito bene a rappresentarlo sta a voi onoratissimi accademici deciderlo dalle dotte osservazioni dei quali su questo lavoro dipenderà maggiore accuratezza in altri, che avrò l'onore di presentarvi. Con il maggiore assenso di profondo rispetto vi dico
Umilissimo ed ubidientissimo servitore

Carlo Finelli



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Ebe
1835, Marmo, h. 146,5 cm
Milano, collezione privata

Carlo Finelli Corpus

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