Data: Assente

Destinatario: Giuseppe Zanoia

Luogo di conservazione: Milano, Archivio dell'Accademia di Brera


Testo

Il soggetto che a voi propongo onoratissimi signori è Cadmo dopo l'uccisione del mostruoso serpente custode della fonte Aveziade secondo Polonio Rodio o Dircea secondo altri divoratore dei suoi compagni.
Non mi trattengo sulla favola giacché notissima per le descrizioni eccellenti di molti antichi autori fra i quali specialmente le Metamorfosi di Ovidio, le favole di [...], la Biblioteca di Apollodoro, l'Argonautica di Apollonio e le Fenisie di Euripide, potrebbero somministrare materia sufficiente.
Accennerò solamente i motivi che mi hanno indotto a così rappresentare questo eroe tebano, per uniformarmi a decreti di questa dottissima Accademia. Per quello che spetta l'azione ho creduto bene rappresentarlo in riposo seguendo in ciò l'autorità dei greci scultori i quali hanno sempre scelto lo stato di quiete nelle figure eroiche anco dei più laboriosi stato adattissimo ad esprimere la nobiltà dell'animo niente perturbato dalla superiorità dei pericoli superati. Conviene poi vieppiù a Cadmo questo stato quieto e tranquillo giacché abbiamo da Ovidio nel testo delle Metamorfosi che con questa calma appena uscito vincitore da quella difficile e pericolosa tenzone trainarsi rimirando la mostruosità, la fierezza e l'immenso volume dell'ucciso nemico. Quindi ho scelto un riposo in piedi per avere nel mio lavoro quella nobiltà tutte le vedute armoniche e non disgradevoli. Circa il carattere delle forme ho procurato di tenere uno stile medio e tra il giovanile e il robusto, cioè un impasto di gioventù e virilità carattere conveniente all'educazione severa delle più remote età nelle quali la forza delle membra preveniva gli anni assiduamente nelle fatiche del corpo fino dall'infanzia come nell'undecimo dell'Eneide racconta Virgilio degli Itali antichi e come Stazio dipinge Achille nel primo dell'Echilleide. Quindi osserviamo nelle più belle statue greche eroiche atletiche una certa robustezza di forme veramente spianate ove dunque i lineamenti del volto annunziano di sovente un'età giovanile. Maniera a torto criticata da molti moderni scultori i quali non sanno trasportare l'imaginazione a quel tempo felice in cui né mollezza conosca segni comodi della vita, la caccia e la lotta, la corsa e la guerra erano gli esercizi ordinari della vita eroica. Tale educazione appare visibilmente nelle opere sublimi di Fidia e Policleto.
Non sò accademici dottissimi se nel mio lavoro apparirà in parte eseguito quanto nella mente abbia concepito e qui sopra ho espresso; non sò ancora se quanto ho pensato sarà nella buona strada nella maniera dei grandi artisti. Sottopongo l'opera e le medesime al vostro giudizio per profittare dei vostri lumi nel resto dei miei studi e per ricredermi a tempo se la strada da me tenuta non sarà quella a vostro giudizio che più si accosti alla mente e ai lavori degli antichi più creditati artisti. Circa la copia dappesso all'antico similmente richiesta dal Decreto la mia volontà era di farne una di tutto rilievo e la facea di fato; quando cadendomi la creta in maniera non più reparabile e ristringendosi il tempo della consegna mi vidi obbligato a ricorrere a una in bassorilievo. Ho scelto il Discobolo, statua eccellente e universalmente approvata per le proporzioni e lo stile: non però vantaggiosa per bassorilievo [...] la contrapposizione dei piani. A fronte di tutto ciò conosceranno quel poco che ho saputo imitare. Ragguaglio dei miei studi. Lo scopo delle mie occupazioni ordinarie studiose è il copiare esattamente le migliori statue antiche si nude che panneggiate e quindi confrontarle praticamente con la più bella natura secondo la diversità dei caratteri osservandone la misura e le forme in contrapposizione.
Non trascuro la composizione impiegando in questo studio le ore avanzate cioè quanto mi resta della continua osservazione della bella natura e del sublime antico; propongo di comporre quelle esposte cere e bassorilievi dei tempi più floridi dell'arte antica. Nelle ore notturne mi occupa la lettura dei libri trattanti della bellezza del greco stile e della maniera degli antichi variando con le storie le quali tendono alla narrazione delle operazioni e dei costumi degli antichi eroi greci e romani meditando e confrontando il vecchio con gli avanzi antichi che tutt'ora vediamo.
Questa è la mia maniera di studiare questo è il mio profitto che ho saputo trarre dal primo anno dell'Alunnato. Temo che sarà delusa la loro aspettazione ma sono costretto a confessare che il frutto di questo primo anno è stato interroto da varie continuazioni di viaggi ed altro i quali motivi tutti mi danno ansia a sperare in loro generoso compatimento unito ad una severa correzione che aspetto impaziente per mio profitto da loro saggi ed utilissimi avvertimenti.

Umilissimo e devotissimo servitore
Finelli



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Ebe
1835, Marmo, h. 146,5 cm
Milano, collezione privata

Carlo Finelli Corpus

Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara

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Informatica Umanistica, Università di Pisa


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